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il laboratorio F.lli De Luccia

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il laboratorio "F.lli De Luccia"

Liuteria, Restauro e Tradizione

 

 

 

Nasce ad Ortodonico, su iniziativa della Proloco e  finanziato dal Ministero delle Politiche Sociali, un Laboratorio intitolato ai fratelli De Luccia di Casigliano che nel secolo scorso, da modesti artigiani del Monte Stella, solcarono l’oceano portando il loro talento, la loro perizia ed operosità dal Cilento in America, dove ancora oggi i loro strumenti musicali sono considerati oggetti di pregio.

Il “Laboratorio F.lli De Luccia” nasce come un veicolo che, viaggiando nel tempo e nello spazio offre, ai giovani viaggiatori che vi salgono, attraverso un programma di apprendimento incentrato sul metodo della trasmissione orale,  la possibilità di poter osservare e ricevere stimoli che altrimenti non arriverebbero ai loro sensi. I viaggiatori che decidono di salire su questo veicolo avranno così la possibilità di accumulare nel tempo un bagaglio di informazioni ed esperienze fra le quali poi potranno identificare, scegliere e approfondire quelle che ognuno di essi ritiene abbiano colpito e stimolato i propri interessi. Nel programma didattico sono previsti seminari, stage, lezioni pratiche, visite didattiche, incontri, che compatibilmente con le risorse disponibili esploreranno tutti gli ambiti delle culture tradizionali


Questa Proloco, consapevole della necessità di fornire alla iniziativa un punto di riferimento in grado di coordinare e seguire la struttura, ha ritenuto di individuare in Alfonso Toscano, fra le risorse umane disponibili, la figura che per trascorsi e competenze potesse assumersi il compito di indicare la direzione più opportuna da intraprendere in questa avventura, che parte con i nostri migliori auspici ed intenzioni

il Presidente                                                      

 

 
 

    

      Da secoli e secoli si è avvertita la necessità e l’opportunità di incentivare e preservare le espressioni scientifiche, artistiche, letterarie e tecnologiche, frutto delle molteplici attività umane. Nacquero così già nel III secolo a.c. il Museo e la Biblioteca di Alessandria, che possiamo considerare la prima imponente manifestazione di questa umana esigenza. Nel corso dei secoli il concetto di “tutela, preservazione e incentivazione” si è man mano radicato nell’umanità fino a quando sotto lo Stato Pontificio nacquero i primi Musei aperti al pubblico, che si moltiplicarono poi fino ad entrare nel nostro vivere quotidiano. In questi luoghi oggi noi conserviamo qualunque bene sia possibile esporre in quanto bene tangibile, sia esso artistico, tecnologico, letterario.

     E’ tanta la reverenza, la consapevolezza ed il profondo rispetto che abbiamo verso questi Beni Materiali che nei nostri musei vi entriamo in silenzio, in punta di piedi, allo stesso modo in cui si entra in un luogo consacrato. Oggi qualunque “opera” che conserviamo in questi luoghi che riteniamo “sacri”,  oltre a godere pienamente della nostra considerazione, è tutelata dallo Stato, che punisce severamente chiunque ne danneggi l’integrità o ne faccia “vile” commercio, ed impedisce inoltre a qualunque opera considerata di “pubblico interesse” di passare i nostri confini, ritenendola un Bene Materiale del Patrimonio Culturale dello Stato.   

     Un processo dunque durato millenni ha radicato in noi la consapevolezza che questi Beni Materiali, queste opere,  sono intoccabili, preziosi e inalienabili. 

     Risulta meno radicata in noi, in quanto più “giovane”,  la consapevolezza della pari preziosità e importanza di tutelare e preservare i Beni Ambientali.  Un concetto nato solo nel secolo scorso, ancora “in fasce",  e che ha quindi bisogno di tempo per essere “digerito” ed accettato dalla comunità, e radicarsi così anch’esso nella nostra cultura.

    Anche in questo caso un deciso impulso è venuto dallo Stato, che ha recepito l’importanza di assoggettare l’aria, la terra, l’acqua e il paesaggio alla tutela della Legge, passo essenziale affinché si diffonda il concetto che anche i Beni Ambientali oltre a quelli Materiali, debbano ritenersi intoccabili, preziosi e inalienabili. 

     E’ invece ancora in fase di gestazione il concetto della necessità ed utilità di tutelare un’altra categoria di beni che, essendo poco o niente visibili e intangibili, sono di difficile individuazione e di ancor più problematica gestione: i Beni Immateriali. Appartengono a questa tipologia di bene ogni genere di “sapere intangibile” come i riti, le prassi, rappresentazioni, espressioni, tradizioni, conoscenze tecnologiche, strumenti, oggetti, manufatti, che le comunità riconoscono come proprio patrimonio culturale. L’insieme di queste espressioni intangibili, se comuni ad un gruppo o ad un circoscritto territorio, ne rappresentano e ne costituiscono il DNA, ossia la mappa distintiva dei caratteri che identifica e contraddistingue da ogni altra entità.  E’ solo da qualche anno che si va diffondendo la consapevolezza della importanza che anche questi Beni Immateriali vadano salvaguardati, costituendo essi l’identità locale delle comunità, ossia la struttura che mantiene intatto il tessuto sociale, perso il quale le comunità si disgregano. 

     Se da millenni siamo consapevoli della preziosità dei beni materiali e da un secolo cominciamo ad apprezzare la necessità di tutelare i beni ambientali, è invece solo da qualche decennio che nelle istituzioni si inizia a parlare della opportunità di intervenire anche sui Beni Immateriali,  tanto che lo Stato ha iniziato solo da qualche anno ad interessarsene, pressato dall’Unesco, ed a predisporre e gestire, per ora più male che bene, una qualche forma di salvaguardia.

      In analogia con quanto accaduto per i Beni Materiali e Ambientali il prossimo passo che lo Stato dovrà intraprendere, a rigore di logica, è la tutela legale dei Beni Immateriali, affinché si inizi ad inculcare nella popolazione il principio che anche questi beni sono INTOCCABILI, PREZIOSI ed INALIENABILI. Solo allora si inizierà a recepire il concetto che, per esempio, chi “storpia” un rito, commette lo stesso reato di chi “storpia” con una martellata un affresco di Giotto, e va quindi perseguito dalla legge con il medesimo rigore.

      Questa “nuova luce” sotto la quale vanno considerati i Beni Immateriali sottende l’acquisizione da parte di ogni cittadino della consapevolezza che ogni espressione di qualunque identità locale, dalle più forti ed evidenti alle più deboli e labili, dalle più “vicine” alle più “lontane”, vada rispettata e tutelata in quanto Bene Comune dell’Umanità.   

     Oltre alle iniziative intraprese dalle Istituzioni molto possono fare i singoli per contribuire alla salvaguardia di ogni tipo di bene, ed in questa ottica chiunque può agire nel suo piccolo, in proporzione con le proprie risorse, con la dovuta cautela e cura del caso, indispensabili quando ci si appropinqua ad intervenire in qualche modo su un bene comune.     

   Oggi si comincia anche a rendersi conto che questa tipologia di bene, spesso identificato sommariamente con la “tradizione”, può essere oggetto di implicazioni economiche non riconducibili al bene immateriale in quanto tale, ma conseguenti alla sua traduzione in una forma dotata di carattere creativo (per esempio pubblicazione o semplice utilizzazione) riproducibile in indefiniti esemplari, insomma spendibile in un moderno mercato tanto da far registrare da parte di vari organismi, Amministrazioni, Enti e Imprenditori,  una forte pressione affinché ne venga riconosciuta la tutela.

      Nel nostro caso si è ritenuto utile proseguire in quel percorso di studio, tutela, diffusione e valorizzazione della cultura di tradizione orale intrapreso nei decenni scorsi, collaborando con la Proloco alla realizzazione di un Laboratorio intitolato ad una famiglia originaria del Monte Stella, che negli ultimi due secoli, da modesti artigiani hanno fatto tesoro del loro bagaglio culturale, conservandolo intatto in ogni circostanza, consapevoli della “ricchezza” di cui erano in possesso ed esportandolo intatto anche al di fuori dei confini nazionali, contribuendo così alla “traduzione” ossia alla conservazione e trasmissione di un patrimonio immateriale di cui altrimenti avremmo perso ogni traccia.

     Nel rapporto con questi Beni Culturali Immateriali si rende quindi indispensabile acquisire il giusto approccio e soprattutto tenere presente che il danno che possiamo fare non è punito dalla Legge solo perché non si è ancora preso coscienza della assoluta necessità di farlo.

     Per questo motivo ho proposto di dedicare questo Laboratorio alla memoria dei F.lli De Luccia di Casigliano,

                                                                                                                    Alfonso Toscano

 

 
 

 

la collezione del Laboratorio f.lli De Luccia    

        Allo scopo di stimolare l'interesse e la curiosità dei giovani questa Proloco ha ritenuto utile provvedere all'acquisizione di alcuni strumenti musicali in vario modo legati al territorio, affinchè essi possano vederli, toccarli ed anche viverli come oggetti materiali reali. 

 

 

 

 

 

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